Con il termine di ortodonzia intercettiva si intende quella branca dell’ortodonzia che si occupa di prevenire la comparsa di malocclusioni o, nel caso questo non sia possibile, ridurne la gravità nel corso del loro sviluppo.
È evidente che questo obiettivo di intercettare la malocclusione prima possibile ha maggiore probabilità di successo nel corso della crescita dei mascellari. Questo periodo comprende un arco di tempo variabile: da quando il paziente diviene collaborante (4, 5 anni) fin verso il menarca nelle femmine e qualche anno dopo nei maschi. È in questa fase che con delle apparecchiature spesso definite “funzionali”, è possibile stimolare o frenare la crescita delle ossa della bocca a seconda dell’esigenza terapeutica.
In genere queste apparecchiature sono “mobili”: non sono cioè incollate ai denti, ma semplicemente si appoggiano ai denti ed alle mucose e possono essere rimosse dal paziente contrariamente alle cosiddette “apparecchiature fisse” (i classici brackets). Ovviamente questa non è una regola, alcune fra le apparecchiature di ortodonzia intercettiva più diffuse come gli espansori rapidi del palato, sono cementate tramite bande ai denti e non sono rimovibili.
L’espansore rapido (R.E.P.) è una delle apparecchiature più utilizzate per intercettare un difetto della crescita in senso trasversale del mascellare superiore. In alcuni pazienti la crescita del palato, nel senso della larghezza, appare stentata. Se non si interviene precocemente per correggere questo difetto, non solo il mascellare superiore rimane contratto, ma spesso la mandibola (la parte inferiore della bocca) presenta uno sviluppo alterato. Può infatti svilupparsi in modo insufficiente con una linguoversione dentale notevole (i denti inferiori sono inclinati verso la lingua per adattarsi al ridotto diametro dell’arcata superiore) oppure spostarsi lateralmente per ottenere un morso incrociato che stabilizza l’occlusione. Tutta la bocca allora crescerà asimmetrica, condizionata da questa precoce postura alterata della mandibola. L’espansore rapido, se applicato molto precocemente (anche ai 4, 5 anni) può correggere questo pattern alterato di crescita che abbiamo descritto. Se la sua applicazione è più tardiva, si possono avere recidive che vengono corrette con una seconda applicazione di un altro espansore.
È provato che la crescita delle ossa mascellari e l’armonia dei loro rapporti reciproci deriva dalla combinazione di 2 fattori: il fattore genetico e il fattore ambientale. Il fattore genetico è strettamente legato alla ereditarietà, è scritto nel DNA del paziente e in quanto tale non è modificabile. Questo spiega l’importanza per l’ortodonzista di raccogliere con attenzione l’anamnesi familiare. Il biotipo dei genitori, dei fratelli e dei parenti più vicini dà un’indicazione importante sul tipo di crescita che dovremo aspettarci nel nostro paziente in età dello sviluppo. Alcune malocclusioni (come la terza classe scheletrica caratterizzata da un abnorme sviluppo della mandibola o dall’ipoplasia del mascellare superiore) hanno un’eziologia in cui predomina il fattore genetico.
Con il termine di fattore ambientale si intendono tutte quelle condizioni che possono influire su questo pattern di crescita geneticamente determinato. Stiamo parlando delle diverse funzioni svolte dall’apparato stomatognatico (quindi dalla bocca, dai denti, lingua, articolazione temporo mandibolare, ecc ecc) che si traducono spesso in azioni muscolari il cui costante ripetersi modella le ossa mascellari e la posizione dei denti. Parliamo anche di abitudini viziate del paziente, come il succhiamento del pollice, l’uso eccessivamente prolungato della tettarella, l’abitudine a masticarsi le unghie o altri oggetti. Facciamo due classici esempi: la respirazione orale e il succhiamento del pollice.
Il cosiddetto “respiratore orale” è un soggetto in cui il flusso d’aria durante la respirazione abituale invece di passare principalmente per il naso, passa direttamente dalla bocca. Questo può avvenire per cause nasali (es. ipertrofia adenoidea, riniti allergiche, ecc ), ma anche per un’errata postura della lingua che tende a posizionarsi in avanti. Ciò determina una mancata azione di espansione della lingua stessa sul palato che diviene ogivale e poco sviluppato in senso trasversale. La lingua si interpone fra i denti spingendoli in avanti. Il morso tende a divenire aperto. La ridotta ossigenazione dovuta ad un tipo di respirazione anomala, contribuisce ad una sofferenza di tutto l’organismo ed allo sviluppo della cosiddetta facies adenoidea. L’altro esempio di fattore ambientale che condiziona la crescita dei mascellari è il succhiamento prolungato della tettarella che spesso si associa al successivo succhiamento del pollice. Questo determina sia un’azione sui denti: gli incisivi superiori vengono spinti in fuori e gli inferiori indietro; sia sulla mandibola che trova un ostacolo nella sua crescita verso l’avanti e quindi tende a divenire ipoplasica.
La terapia ortodontica intercettiva vuole proprio migliorare queste condizioni funzionali e quindi evitare che la loro azione negativa protratta nel tempo possa compromettere il corretto sviluppo della bocca in modo che, a fine crescita, il paziente abbia una buona occlusione o quantomeno si trovi nelle condizioni migliori per eventualmente completare il trattamento con la terapia ortodontica fissa.
È un sistema di attacchi (bracket), bande, tubi e fili metallici applicati direttamente sui denti. Il bracket tipicamente è posizionato sulla superficie esterna dei denti, verso le labbra e le guance. Alternativa agli attacchi metallici sono i bracket in ceramica o materiali polimerici, questi essendo bianchi o trasparenti si notano meno anche se posizionati sul lato esterno dei denti.
Negli ultimi anni è stata sviluppata una tecnica ortodontica che ha permesso di evitare l’applicazione di fili e attacchi sui denti. Questa si basa sull’utilizzo di una sequenza di mascherine rigide e trasparenti. Normalmente, una mascherina deve essere indossata per 14 giorni, dopodiché la spinta si esaurisce e si deve passare alla mascherina successiva.

Il vantaggio di questa tecnica è che le mascherine si possono togliere per mangiare o per appuntamenti importanti. Lo svantaggio è che devono essere utilizzate regolarmente, senza lunghe interruzioni, pena l’allungamento dei tempi di trattamento o il mancato ottenimento dei risultati.
Questi motivi rendono il trattamento più indicato nei pazienti adulti, generalmente più collaborativi e desiderosi di apparecchi meno evidenti. Nei bambini un apparecchio convenzionale, non rimovibile dal paziente, è molto spesso la scelta migliore.
PRIMA E DOPO IL TRATTAMENTO

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