La gnatologia è un settore dell’odontoiatria che si occupa della gestione clinica del dolore oro-cranio-facciale e delle problematiche funzionali stomatognatiche: bruxismo (serramento e digrignamento dentale), disfunzioni mandibolari (clik e blocco articolare), masticazione e dolori facciali diffusi (cefalea muscolo tensiva).
I disordini cranio-mandibolari rappresentano il termine generico per indicare tutte le problematiche che colpiscono le articolazioni temporomandibolari (ATM), i muscoli masticatori e le relative strutture associate (menisco articolare). L’odontoiatra costituisce la figura medica di riferimento per tali problematiche in virtù delle competenze odontoiatriche e cliniche. Lo gnatologo esegue diagnosi medica differenziale per il dolore oro-cranio-facciale e diagnosi specifica di disordine Cranio-mandibolare successivamente alla quale può essere stabilita la gestione più corretta del caso, che dovrà comunque avvalersi di procedure conservative e minimamente invasive (terapie con dispositivi intraorali rimovibili come i bites), terapia fisica (calore), terapia comportamentale (ginnastica masticatoria ed eliminazione delle abitudini viziate). E’ facoltà del gnatologo, dopo aver emesso la diagnosi, svolgere personalmente il trattamento o affidarsi in parte (e sotto la sua supervisione) ad altre figure sanitarie di fiducia per gestire lo stress psicologico, molto spesso concausa in queste patologie.
Attualmente esistono diverse metodologie di approccio in ambito Gnatologico, tutte percorribili fermo restando il rispetto delle linee guida che richiedono iniziale diagnosi medica circostanziata e approccio iniziale conservativo con l’uso del bite gnatologico.

L’inquadramento delle problematiche cranio-mandibolari in ambiti più estesi con il modello biopsicosociale e l’inserimento delle problematiche craniomandibolari in contesti olistici più ampi che considerano ad esempio la postura corporea generale rappresenta l’approccio generale più accreditato.
La presenza di un dolore nel distretto oro-facciale viene generalmente messa in relazione con un elemento dentario nei suoi vari aspetti, pulpare, parodontale o periapicale, o con l’articolazione temporo-mandibolare e i muscoli ad essa connessi.
Tuttavia, qualche difficoltà sorge nel momento in cui ci si trovi a gestire un dolore facciale od orale persistente che non si riesca ad attribuire ad alcuna delle situazione sopra elencate, situazione questa che, secondo alcuni autori, può verificarsi anche nel 20-30% dei casi di dolore persistente.
Nel 2004 l’International Headache Society (I.H.S.) ha inquadrato un vasto gruppo di disturbi caratterizzati da una sintomatologia dolorosa nel distretto oro-facciale, suddividendoli in 3 grandi categorie: la prima, caratterizzata da dolori di origine neurologica in cui rientrano la nevralgia trigeminale essenziale e secondaria; la seconda, caratterizzata da dolori di origine neuro-vascolare e tensiva (cefalea a grappolo, emicrania, emicrania muscolo-tensiva) e la terza rappresentata dal dolore facciale idiopatico persistente, termine generico che comprende diverse manifestazioni ad eziologia ignota, con caratteristiche cliniche comuni che probabilmente corrispondono ad una stessa malattia che si esprime in sedi diverse: a livello osseo (dolore facciale atipico), dentale (odontalgia atipica), ATM (artromialgia o dolore temporo-mandibolare idiopatico), mucosa orale (sindrome della bocca che brucia).
Prendere in considerazione tali condizioni patologiche, nel momento in cui non si riesca ad identificare con precisione una relazione tra sintomo dolore ed elemento dentario nei suoi vari aspetti, significa indirizzare il paziente verso la risoluzione del problema, ma soprattutto evitare inutili accanimenti terapeutici, quali aperture di camere pulpari o ritrattamenti endodontici o estrazioni dentarie, nel tentativo di collegare a tutti i costi il sintomo dolore all’elemento dentario. E’ opportuna quindi una diagnosi precisa e un approccio iniziale minimamente invasivo con l’uso del bite gnatologico che permette di risolvere i problemi articolari e muscolari e invece rimandare al neurologo i casi di nevralgia legata a problemi vascolari, neurologici o idiopatici.
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